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Un gioco di sguardi: intervista a Gianni Lucchesi in mostra a Padova

Scritto da Maria Vittoria Zaccaria | 11-mag-2026 15.46.18

Si muove tra materia, simbolo e natura la ricerca artistica di Gianni Lucchesi, protagonista della personale Un Certain Regard ospitata presso Dal Pozzo Galleria d’Arte a Padova, visitabile fino a sabato 20 giugno. Il curatore e critico d’arte Nicola Galvan ha intervistato l'artista approfondendo i temi centrali della mostra: la terra, la materia e il significato simbolico delle sue opere.

 

 

 

 

La natura simbolica dei materiali

Nicola Galvan: Una cosa che mi ha colpito subito del tuo lavoro è che, pur utilizzando un linguaggio estremamente contemporaneo, ti rivolgi a materiali della tradizione come il marmo, il ferro, il bronzo e la pittura su tela. Da cosa nasce questa esigenza?

Gianni Lucchesi:  I materiali che utilizzo sono da sempre profondamente legati alla natura stessa della materia. Dipingo con il bitume, attraverso l’uso del catrame e quindi del petrolio, una sorta di fossile contemporaneo. Per il ferro, invece, ho lavorato per diversi anni con il ferro meteoritico, affascinato dal suo legame con la metallurgia e con una dimensione quasi primordiale. Anche nel marmo ricerco costantemente il suo carattere più antico: per questo utilizzo spesso lo strappo della pietra, la cosiddetta “madre cava”. Il bronzo, infine, rappresenta il materiale nobile per eccellenza, quello che per antonomasia appartiene alla tradizione della scultura.
Tutti i materiali che scelgo portano con sé non solo una qualità fisica, ma anche una forte valenza simbolica. 

 

 

La terra come spazio interiore 

NG: Qualcuno ha scritto che il tuo lavoro è molto legato alla terra, un tema simbolico molto interessante.

GL: La terra è stata l’elemento metaforico con il quale, anni fa, ho iniziato a raccontare l’invisibile, ovvero quegli aspetti che non si possono vedere con gli occhi. Ho cominciato a lavorare separando, con una linea di terra, il fuori e il dentro. Ho lavorato su tutto l’aspetto allegorico e simbolico della terra. Ancora oggi sono legato a questo tema, per esempio, gli stessi basamenti delle sculture non sono piedistalli, ma rappresentano la parte interiore del soggetto che vado poi a installare.

 

 

Il titolo come chiave di lettura

NG: Abbiamo intitolato questa mostra Un Certain Regard, prendendo in prestito il titolo da una sezione del Festival cinematografico di Cannes, perché ci siamo resi conto che, in un certo senso, lo sguardo è protagonista di opere anche molto diverse tra loro. Cos’è per te lo sguardo? Cosa ti interessa particolarmente di questo tema?

GL:  Questa mostra raccoglie numerosi lavori in cui lo sguardo assume un ruolo centrale. Il titolo riesce a mettere in relazione le diverse forme di visione presenti nelle opere: ci sono uomini che guardano dentro se stessi e altri che rivolgono lo sguardo verso il cielo, quasi alla ricerca della propria identità. Ci sono poi visioni onniscienti, come quelle della serie People, in cui le figure umane sono osservate dall’alto, oppure sguardi che si rivolgono direttamente all’osservatore, come accade nel caso del cervo.
Lo sguardo, dunque, attraversa costantemente il mio lavoro ed è un elemento che ritorna in forme sempre diverse. 

 

 

Cernunnos: nascita di una visione

NG: Il ciclo di opere Cernunnos nasce da un episodio che hai vissuto personalmente in un periodo molto particolare della nostra storia recente. Vuoi raccontarlo?

GL: Durante il periodo dell’isolamento si verificò un fenomeno tanto singolare quanto affascinante: gli animali iniziarono a riappropriarsi degli spazi che l’uomo aveva temporaneamente abbandonato. Vivendo vicino a un ambiente selvatico, una sera mi capitò di incontrare un cervo e da quell’esperienza nacque il mio interesse per questo fenomeno, che mi spinse ad approfondirne anche il valore simbolico. Cominciai così a dipingere la figura del cervo: inizialmente inserito nel branco, in contrapposizione alle visioni dell’umanità; successivamente, invece, rappresentato in solitudine, mentre rivolge lo sguardo direttamente verso l’osservatore. 

 

 

La mostra di Gianni Lucchesi apre a un linguaggio visivo in cui lo sguardo diventa strumento di relazione tra uomo e natura. Un lavoro che indaga il rapporto tra individuo, spazio e percezione, attraverso la pittura e la scultura. Vi invitiamo a visitare la mostra presso Dal Pozzo Galleria d’Arte a Padova, aperta al pubblico fino a sabato 20 giugno.