Gli spazi dedicati alla pausa stanno assumendo un ruolo sempre più importante all’interno dei luoghi di lavoro. Non più semplici ambienti di servizio, ma luoghi capaci di esprimere la cultura aziendale, favorire il benessere delle persone e contribuire alla qualità dell’esperienza lavorativa.
In questo progetto, realizzato per un prestigioso gruppo internazionale del mondo del lusso e della moda, il ristorante aziendale è stato ripensato come un ambiente accogliente, sofisticato e fortemente identitario. Ne parliamo con Cinzia Boffo, Art Director e project manager, che ha seguito il progetto insieme al team di AD Dal Pozzo.

Progettare un ristorante: intervista a Cinzia Boffo
Domanda. Qual è stato il punto di partenza nella progettazione di questo ristorante aziendale e quali erano le principali esigenze da tradurre nello spazio?
Risposta. Il punto di partenza è stato innanzitutto comprendere profondamente l’identità dell’azienda di una realtà internazionale di alto livello e riuscire a trasferirla all’interno di uno spazio dedicato alle persone. Era quindi fondamentale progettare un ambiente coerente con una cultura aziendale estremamente attenta alla qualità, all’estetica, ai dettagli e alle tendenze, senza però perdere di vista la funzione principale dello spazio. Si tratta infatti del ristorante aziendale di uno stabilimento produttivo frequentato quotidianamente dalle persone che lavorano all’interno dell’azienda. Siamo partiti dallo spazio esistente, studiandone attentamente le caratteristiche: la pavimentazione, gli infissi, i serramenti, la quantità e la qualità della luce naturale. Da qui è iniziato un lavoro molto approfondito sui colori, sulle nuance, sui materiali e sull’illuminazione.
L’obiettivo non era semplicemente realizzare una nuova mensa, ma creare uno spazio che rappresentasse un gesto concreto di attenzione verso i dipendenti. Investire nella qualità degli ambienti dedicati alla pausa significa infatti trasmettere alle persone un messaggio molto chiaro: anche il loro benessere fa parte della qualità dell’azienda.
D. Quanto può incidere il comfort acustico sulla percezione di uno spazio dedicato alla pausa e, più in generale, sul benessere delle persone durante la giornata lavorativa?
R. Incide moltissimo. È qualcosa di cui tutti possiamo renderci conto pensando all’esperienza di un pranzo o di una cena in un ristorante particolarmente rumoroso. Il brusio continuo, il riverbero delle voci e la difficoltà nel conversare possono rendere meno piacevoli il momento.
In uno spazio aziendale dedicato alla pausa questo aspetto diventa ancora più importante. Il comfort acustico, tuttavia, è spesso più difficile da raccontare rispetto ad altri elementi progettuali. Abbiamo studiato attentamente il comportamento del suono all’interno dello spazio, considerando le superfici sulle quali tende a riflettersi: pareti, vetrate, pavimenti e soffitti. La risposta progettuale è stata integrata a più elementi:
- Divani con schienali alti, che contribuiscono a creare una schermatura acustica tra le diverse zone.
- Soffitto articolato su diverse altezze, attraverso abbassamenti e variazioni di quota che aiutano a controllare il comportamento del suono.
- Rivestimenti murali fonoassorbenti, integrati nel progetto senza compromettere l’estetica dello spazio.
- Pareti verdi e piante, che contribuiscono al comfort complessivo e alla qualità percettiva dell’ambiente.

Light design nella progettazione di ristoranti
D. Che ruolo ha avuto la luce nella definizione dell’atmosfera del ristorante e come avete bilanciato illuminazione naturale e artificiale?
R. La luce naturale è uno degli elementi che maggiormente contribuiscono al comfort delle persone. In questo progetto siamo stati particolarmente fortunati perché un intero lato dell’ambiente è caratterizzato da grandi finestre. Lo spazio viene quindi attraversato da una quantità molto importante di luce naturale, ma senza un’irradiazione solare diretta particolarmente invasiva. Questo ci ha permesso di mantenere gli ambienti luminosi durante gran parte della giornata senza la necessità di introdurre sistemi di schermatura importanti. La destinazione principale dello spazio è naturalmente quella del ristorante aziendale, quindi l’utilizzo avviene prevalentemente nelle ore diurne. Nel tempo, però, lo spazio ha cominciato a essere utilizzato anche in modi diversi: dirigenti, responsabili HR e altre figure aziendali lo utilizzano anche per colloqui, brevi riunioni e momenti informali di confronto. Questo ha reso ancora più importante il progetto illuminotecnico. Per le ore in cui la luce naturale diminuisce abbiamo progettato un’illuminazione artificiale più raccolta e puntuale, con luce dedicata ai tavoli e con accenti specifici sulle componenti verdi, in particolare sulla parete in verde stabilizzato. La luce diventa quindi parte integrante dell’esperienza dello spazio: naturale e diffusa durante il giorno, più intima e d’accento quando entra in gioco l’illuminazione artificiale.

D. Oggi gli spazi aziendali dedicati alla pausa assumono un ruolo sempre più importante. In che modo questo progetto mette il benessere delle persone al centro?
R. In realtà tutto il progetto è stato costruito intorno a questo principio: luce, verde, biofilia, acustica, materiali e colori sono stati pensati come parti di un unico sistema. Anche la palette cromatica è stata studiata con grande attenzione. Abbiamo scelto colori capaci di durare nel tempo, evitando soluzioni eccessivamente legate a una moda del momento. Le tonalità utilizzate richiamano il mondo naturale: troviamo toni bruciati, insieme a celesti e azzurri avio, inseriti all’interno di un equilibrio cromatico molto morbido. Sono colori che, insieme alla presenza delle piante e del verde, contribuiscono quasi inconsciamente a creare una percezione di calma e di comfort.

La sensazione di benessere e l’identità visiva
D. Se dovessi individuare l’elemento che più di tutti trasforma questo spazio da semplice ristorante aziendale a luogo dedicato al benessere e all’esperienza delle persone, quale sarebbe?
R. Sicuramente la biofilia, ovvero la scelta di portare la natura all’interno di uno spazio chiuso. È un principio molto semplice ma estremamente potente. Basta vedere una pianta, una parete verde o un elemento che richiama il mondo naturale perché la percezione dell’ambiente cambi immediatamente. Il verde riesce a trasmettere istintivamente una sensazione di calma, tranquillità e benessere. In questo progetto la natura non è stata utilizzata semplicemente come elemento decorativo, ma come una vera componente: dialoga con i colori, con la luce, con i materiali e con l’organizzazione dello spazio.
Ed è forse proprio questo il risultato più interessante: trasformare un ambiente nato per una funzione precisa, quella della pausa pranzo, in un luogo nel quale le persone scelgono spontaneamente di fermarsi, incontrarsi e trascorrere del tempo.
