Nel mondo dell’interior design di alto livello, AD Dal Pozzo è sinonimo di innovazione e visione strategica. Con oltre 50 anni di esperienza, l'approccio dell'azienda al mondo della progettazione fonde bellezza, versatilità e benessere sensoriale, trasformando gli spazi in scenografie emozionali.
In questa realtà, Cinzia Boffo è una delle interior designer più apprezzate. Il suo ultimo progetto, un ristorante per un brand di lusso, è la perfetta espressione della sua filosofia: ambienti studiati nei minimi dettagli, dove spatial flow, lighting design e materiali naturali si intrecciano in una narrazione coerente.
In questa intervista, esploriamo con lei le strategie, i dettagli e la visione necessari a progettare ristoranti iconici, che non sono luoghi di ristorazione, ma vere e proprie esperienze immersive.
Domanda. Cinzia, un ristorante non è solo un luogo in cui si mangia, ma un’esperienza multisensoriale. Qual è il punto di partenza nella progettazione?
D. Il concetto di spatial flow è fondamentale per rendere un ristorante fruibile e accogliente. Come si progettano percorsi fluidi ed efficienti?
R. Un buon design è invisibile, ma percepibile. Se un ristorante funziona bene, è perché i suoi flussi sono stati studiati nei minimi dettagli. Personalmente, lavoro su due livelli: macro e micro.
D. Il progetto illuminotecnico è un pilastro della tua filosofia progettuale. Qual è il ruolo della luce in un ristorante?
R. Il progetto illuminotecnico è una delle prime variabili che prendo in considerazione, perché la luce trasforma la percezione dello spazio. In un ristorante, deve essere progettata per adattarsi a momenti diversi della giornata e creare atmosfere differenti.
D. Materiali: il cemento lisciato e le travi in lamellare erano la base strutturale. Come hai lavorato su texture e materiali per rendere l’ambiente iconico?
R. Ho scelto di potenziare questi elementi anziché coprirli. Il cemento lisciato è un materiale neutro, ma con un’identità forte. Per questo motivo l’ho arricchito con materiali nobili e caldi: legno, velluto, dettagli in ottone satinato. Le travi in lamellare, con la loro altezza imponente, sono diventate un elemento caratterizzante, enfatizzate dall’illuminazione per creare profondità. È un gioco di equilibri tra pieni e vuoti, materico e impalpabile.
D. Parliamo di rivestimenti murali: come li hai usati per dare personalità agli spazi senza appesantirli?
R. Il rivestimento murale è uno strumento potentissimo per creare scenografie immersive. In questo caso, ho scelto carte da parati con texture tattili e giochi di luce che reagiscono alla luminosità ambientale. Un rivestimento murale ben studiato stratifica la percezione dello spazio, lo arricchisce senza sovraccaricarlo. È un equilibrio sottile tra carattere e discrezione.
D. Il benessere negli ambienti ristorativi è un tema centrale. Quali soluzioni adotti per rendere il design di un ristorante confortevole?
R. La biofilia, tra le altre. La componente vegetale non è solo un elemento decorativo, ma un materiale progettuale a tutti gli effetti. Le installazioni vegetali migliorano la qualità dell’aria, assorbono il rumore e creano un senso di benessere immediato.
Nel mio progetto, ho introdotto pareti verdi ed elementi sospesi che definiscono visivamente le aree senza chiuderle. In un ambiente con soffitti molto alti, il verde aiuta anche a bilanciare le proporzioni e a dare un senso di maggiore intimità, senza compromettere l’ampiezza dello spazio.
D. Un ristorante deve comunicare un’identità precisa. In questo caso il Dna del brand per cui è stato progettato. Quali strategie utilizzi per rendere unico ogni progetto?
R. Ogni ristorante deve avere una firma stilistica riconoscibile, ma mai forzata. Il brand si racconta attraverso scelte materiche, palette cromatica, dettagli su misura.Il trucco è far parlare il design senza bisogno di loghi o segni espliciti.
D. Qual è il segreto per un ristorante che rimane impresso nella memoria?
R. L’emozione visiva e sensoriale. Un ristorante deve stimolare tutti i sensi: il tatto dei materiali, il riflesso delle luci, il comfort degli arredi, il dialogo tra volumi e pieni/vuoti.
Se un cliente ricorda non solo il pasto, ma l’atmosfera, il mood, la sensazione di benessere provata, allora il design ha fatto il suo lavoro. La vera magia è quando tutto sembra naturale, ma ogni dettaglio è stato calibrato alla perfezione.